mercoledì 26 gennaio 2011

Quell'avvincente, marino Aleatico in rosa dell'isola di Capraia

Angelo Peretti
Ne avevo già scritto in luglio su InternetGourmet dell'Aleatico rosé dell'azienda bio La Piana, sull'isola di Capraia, e avevo detto allora che era un vino buono buono. Ora l'ho riprovato, in pieno inverno, e dunque fuori da quella stagione calda alla quale solitamente si relegano e direi perfino ghettizzano i rosati, ché sono buonissimo, per carità, quand'è caldo, ma che quando son buoni non ha senso stagionalizzarli, e dunque van bevuti quando se ne ha voglia, alla faccia del calendario.
Come l'ho ritrovato? L'ho ritrovato in forma splendida. Un mix di fruttino e di sale che ti ricorda il mare. Succoso e salato, appagante.
Certo, nel frattempo questo Aleatico Toscano - si chiama Rosa della Piana, annata 2009 - è un po' cambiato come profilo olfattivo e gustativo. Ma s'è fatto, perfino, più piacevole.
Scrivevo in luglio che "a dire il vero, ch'è un rosato te n'avvedi dal colore nel calice, ma se il vetro fosse nero e annusassi senza aver contezza della tonalità, be', diresti che hai di fronte un bianco". Oggi invece mi ricorda il mio amato Kyr fatto col bianco e col cassis: tal quale all'olfatto. E dicevo poi che "in bocca c'è freschezza tesa, nervosa, indomita. Addirittura sembra che il vino viri a tratti verso un'astringenza quasi tannica. La speziatura, poi, è del tutto coinvolgente, con quei ricordi avvolgenti di cardamono". E confermo ora la speziatura, e c'è ancora una freschezza marina che induce a salivare, ma il fruttino ora è in rilievo nettissimo (e mi piace).
Confermo poi ch'è "curioso, per molti tratti addirittura anomalo, eppure del tutto avvincente". Splendidamente vinino.

lunedì 24 gennaio 2011

Il Cerasuolo bevuto in aeroporto (e il pani ca meusa)

Angelo Peretti
Non lo sapevo che l'Antica Focacceria San Francesco aveva aperto dentro all'aeroporto di Fiumicino. Sapevo di Milano, ma di Fiumicino no. Ed è stata dunque una bella sorpresa trovarmela davanti la postazione della Focacceria palermitana gironzolando per lo scalo in attesa del volo che mi riportasse a Verona.
Ovvio che non ho resisto a mangiarmi il pani ca meusa, il panino con la milza, e per di più "maritato" con la ricotta e il caciocavallo grattugiato, e fatto tra l'altro "espresso" (gentilissima la ragazza al banco, e pure il cuoco), e devo dire che se il risultato non è eccelso come l'originale di Palermo (e non può essere neppure con le migliori intenzioni, chiaro: certi cibi vanno divorati in loco, nel luogo d'origine intendo), be', questo qui si fa mangiare comunque con soddisfazione mica da poco. Ammesso che uno sia disposto, ovviamente, a tollerare quella classica pesantezza di stomaco che sempre e comunque un monumento dello street food siculo come questo ti lascia in eredità.
Detto questo, confesso che avevo deciso di accompagnarlo con dell'acqua minerale gassata, e così ho fatto, finché non ho vista la ragazza dello stand stappare una bottiglia borgognotta del Cerasuolo di Planeta, e mi son lasciato tentare. Ed ho fatto benissimo, ché questo Cerasuolo di Vittoria dell'annata 2009 (uve di nero d'Avola e di frappato) l'ho trovato splendidamente beverino, e fruttatissimo, con quella ciliegia-cerasa che t'invade il palato e ti appaga con la sua morbidezza fruttata e quella sua croccantezza piacevolissima. E con quella speziatura minuta che gli conferisce conplessità ed eleganza. Da bere con soddisfazione, notevole.

sabato 22 gennaio 2011

Ma a Franco Ziliani non piace il vinino

Angelo Peretti
A Franco Ziliani, alias Vino al Vino per chi segue il mondo dei blog, la definizione di vinino non piace. Me l'ha già detto più volte (e l'ha anche scritto). E ci è tornato sopra in un suo post nella rubrica "Garantito... da me", dedicato al Bardolino dell'azienda agricola Le Fraghe di Matilde Poggi. E vabbé, me ne farò una ragione.
Al di là delle battute, credo sia interessante leggere quel che scrive Franco (è lui nella foto), e che riporto qui di seguito.
"Eh no Angelo, questa volta non posso proprio essere d’accordo con te! Questo anche se condivido in toto l’idea di fondo di rivendicare “il diritto alla piacevolezza dei vini da bere” e penso che sia giusto, in nome di quello che chiami “l’onesto piacere del vino”, contrapporre “all’estetica autoreferenziale della degustazione l’immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidità”. Per me questo ottimo vino di cui mi accingo a parlare, che tra l’altro i privati che passano in cantina ad acquistarlo, si possono portare via al prezzo piccolo, onestissimo, di 5,60 euro, questo vino che davvero “interpreta il sapere gastronomico d’un territorio”, anche se canonicamente rientrerebbe nella categoria dei vini che costituiscono il tema del tuo nuovo, simpatico sito Internet non può proprio essere definito come un… vinino! So di toccare un tema a te particolarmente caro trattando del “tuo” Bardolino, del vino simbolo di quella sponda veronese del Garda che è la tua heimat ma non posso proprio, dopo essere tornato a Colombare di Cavaion Veronese, in visita alla cantina di una delle produttrici che maggiormente un’idea alta e nobile, e fedele alle migliori tradizioni, di Bardolino onorano, ovvero Matilde Poggi, alias Le Fraghe, liquidare il suo magnifico Bardolino 2009 come un, pur simpatico, “vinino”."
Ora, come ho replicato a Franco tra i commenti del suo post, credo di poter essere d'accordo con lui: molto probabilmente il Bardolino delle Fraghe è un bel "vino", mentre sono altri probabilmente i Bardolino da ascrivere alla tipologia del "vinino". Quel che comunque voglio ribadire, e che ho già scritto, appunto, tra i commenti al post di Vino al Vino, è che a mio avviso "non c’è una denominazione specifica che includo tra i vinini. Dipende dal vino."

giovedì 20 gennaio 2011

I vinini "naturali" di Mario Plazio

Raccontando su InternetGourmet, in varie puntate, dei vini "naturali" assaggiati durante l'edizione pugliese di VinNatur, Mario Plazio (è lui nella foto) ne ha identificato alcuni con l'appellativo di "vinini" per la loro eccellente beva. Insomma: anche nel mondo dei vini della "nuova onda" eco-sensibile è possibile trovare espressioni di semplicità mai banalizzata e di bevibilità totale, e questo è un segnale importante.
Qui di seguito la descrizione dei "vinini" individuati da Mario Plazio nelle varie degustazioni, indicando l'azienda e l'area di appartenenza.
Domaine Rouge-Bleu (Côtes du Rhône)
Dentelle 2009. Carignan e grenache. Olive e pomodoro accanto a una gradevole vegetalità. Bocca vivace, floreale e piacevole. Vinino (nonostante i 13 gradi).
2 faccini :-) :-)
Lusenti (Emilia-Romagna)
Colli Piacentini Gutturnio Tournesol 2007. Fermentazione spontanea. Beverino, vino quotidiano ben fatto e di discreta pulizia. Vinino!
1 faccino e mezzo :-)
Camillo Donati (Emilia-Romagna)
Il Mio Malvasia Rosa 2009. Bel colore, naso di caramella, fragolina e dotato di una spuma equilibrata. Deciso il finale, ottima beva. Vinino!
2+ faccini :-) :-)
Barbera 2009. Quest’anno il vino risulta fermo, ma si fa piacere per gli aromi di frutta fresca. Pimpante, slanciato, spontaneo, grande personalità. Vinino!
2 + faccini :-) :-)
Il Mio Lambrusco 2009. Soffre di riduzione, meglio la bocca con poca spuma, profumata di violetta e more. Splendida beva e spontaneità da vendere. Altro vinino!
2 faccini e mezzo :-) :-)
Santa Caterina (Liguria)
Colli di Luni Vermentino 2009. Versione senza macerazione sulle bucce. È ancora più delicato ed elegante, esprime molta sapidità e un bel frutto. Vinino!
2 faccini :-) :-)
Carussin (Piemonte)
Barbera d’Asti Lia Vi 2009. Vinificata in cemento. Fragola e lampone, diretta e beverina, senza complicazioni inutili. Vinino!
2- faccini :-) :-)
Moscato d’Asti Filari Corti 2009. Moscato ottenuto con rifermentazione naturale in bottiglia. Profuma di salvia e rosmarino, sembra di masticare gli acini dell’uva. Spontaneo e semplice. Ancora un vinino!
2 faccini :-) :-)

giovedì 30 dicembre 2010

Corte Zardini: è a Marano che si salverà l'imprinting del Valpolicellino?

Angelo Peretti
La scelta è stata fatta, e sin qui è stata premiante, e mi auguro per la filiera della vigna e del vino che il successo continui: la Valpolicella ha puntato sull'appassimento, ed ha avuto ragione in termini commerciali, ché Amarone e Ripasso "tirano" e potranno farlo ancora - lo credo, e l'ho già scritto - per un bel po'.
Il problema è che col successo dei rossi valpolicellesi più concentrati e polputi è andata progressivamente scemando invece la tradizione dei Valpolicellini tutta beva. Che sapevano essere invece piacevolissimi.
Ora - se sia per scelta o per necessità non lo so - questa tradizione resta comunque salda - tant'è che ve n'è stato anzi un recente recupero - in una specifica area della Valpolicella Classica, ed è la Val di Marano. Qui da sempre - anche quando si ricorra all'appassimento - si fanno vini più esili che nelle altre plaghe valpolicellesi, e comunque meno colorati, meno tannici, più sul fruttino che sulla ciliegia in confettura. E questo perché la vallata non permette d'avere polpa eccessiva, e dunque tanto valeva - e i produttori della zona mi pare l'abbiano capito - rinunciare a seguire la moda imperante e fare il vino "come viene".
Un bell'esempio, e per di più economico (l'ho trovato in carta al ristorante a 10 euro nel centro di Verona), dello stile maranese è il Valpolicella Superiore Siresol di Corte Zardini, nome che credo sconosciuto ai più nel panorama valpolicellista. Ne ho bevuto il 2007, trovandolo tipicamente maranese. Colore rubino scarico. Al naso più il lampone che la ciliegia (come volevasi dimostrare), più la cannella che il pepe. Bocca corrispondente e succosa, tannino contenuto, buona freschezza. Tradizionalissimo e piacevole.
Due lieti faccini :-) :-)

mercoledì 29 dicembre 2010

Foiéta, che buon Lambrusco

Angelo Peretti
Non so nulla di Caprari, se non quel poco che leggo sul sito internet aziendale, che - non s'arrabbino, ma non posso fare a meno di dirlo - avrebbe bisogno d'un restyling. E cioè che sono a Reggio Emilia, che son nati come cantina nel 1927 e che la loro filosofia produttiva è "fedele alle tradizioni, quelle che da sempre contribuiscono a dare vita al Lambrusco, vino brioso e spumeggiante che trasporta sulle tavole di tutto il mondo il temperamento sincero e disponibile della gente emiliana".
Vabbé, se la comunicazione un pochettino latita, il vino invece a me piace. E di loro vini ne ho bevuti due, entrambi in un goloso locale di Ferrara, il Cusina e Butega, enoteca, food shop e ristorante, e ringrazio il cortesissimo staff d'avermeli suggeriti. Due Lambruschi, ovviamente.
Il primo è stato un doc: Lambrusco Reggiano Bollino Rosso 2009. "Assemblaggio di uve salamino al 90% e ancellotta al 10%" dicono sul sito. Metodo Charmat. Bevuto con spalla cruda e mortadella e poi coi cappelletti in brodo. Nel bicchiere l'ho visto rubino carico. Al naso s'è proposto vinoso e fruttato di ciliegia e di mora e con un che di vegetale in aggiunta. In bocca era polputo il giusto, carrezzevole, ben gestito nella carbonica, cremoso. Si faceva bere piacevolmente.
Due lieti faccini :-) :-)
Il secondo è stato un igt: Lambrusco dell'Emilia Foiéta 2009. Pure Charmat, pure salamino e ancellotta, ma rispettivamente al 70 e al 30, secondo il sito dell'azienda. Di tonalità rubino-violacea cupa, si porgeva al naso davvero fruttatissimo: ciliegia, mora, prugna anche, mora. Con un che di leggerissimamente vinoso. In bocca, frutto croccante e sapidità avvincente ed effervescenza ben gestita e tannino per nulla invadente. Da bere e ribere con grande piacere, da abbinare alla tavola con nonchalance. Gran bel vinino.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

lunedì 27 dicembre 2010

Le Riveselle, essenza del Tai Rosso

Angelo Peretti
Considero Le Riveselle del 2008, un Tai Rosso della doc dei Colli Berici, uno dei migliori vinini che mi sia stato sin qui dato d'assaggiare ed anzi di bere e con piena, totale, assoluta golosità. Lo produce Tommaso Piovene Porto Godi a Toara di Villaga, dove ha cantina presso l'antica, splendida villa di famiglia, in origine dimora dei conti Barbaran, dai quali Tommaso, perfetto signore di campagna (è lui nella foto, presa da Fotocru), è discendente diretto.
Quest'anno ho avuto modo due volte di tastare il 2009: la prima in estate, l'altra al Vinix Live! dell'11 dicembre a Ferrara.
Al primo assaggio confesso che ero rimasto un po' perplesso, ché il frutto era più denso di quello succosissimo della vendemmia dell'anno prima e il tannino era anch'esso più accentuato. Ben fatto, certo, ma non capivo se era vino che aveva bisogno di tempo, oppure se al tai rosso (vitigno) - ex tocai rosso, alias grenache - non dia svantaggio il caldo eccessivo, sui colli vicentini, ché il 2009 era stato, appunto, torrido, mentre lannata prima era stata più tradizionale.
Ora credo d'aver capito che le perplessità potevano essere in qualche modo entrambe fondate. La prima: il vino - il 2009 intendo - aveva effettivamente bisogno di tempo, d'affinamento ulteriore, di sosta nel vetro. Ché ora non avrà magari la beva strepitosa del 2008, ma vivaddìo ci riconosco l'imprinting che m'aveva entusiasmato, e dunque ecco la ciliega, l'amarena, il karkadè, il petalo di rosa, la spezia finissima. Il secondo dubbio era quello del caldo: probabilmente - ma potrei sbagliare, ché come una rondine non fa primavera, anche una sola annata non fa scuola - il tai rosso nel Vicentino ama annate più "classiche" o quanto meno fresche. E dunque sarei curiosissimo di poter provare nelle giornate del prossimo Vinitaly (di solito il primo imbottigliamento lo fanno verso quella data) il 2010, per verificare se l'annata priovosa abbia aiutato o meno il vitigno, dando magari al vino minore potenza, ma forse maggiore freschezza.
Per concludere? Per concludere, come s'usa dire, chapeau: Tommaso Piovene è senza ogni dubbio il massimo interprete del Tai Rosso e sa fare di questo "piccolo" vino vicentino un gioiello di quelli che un appassionato di vini di terroir non può farsi sfuggire. Le Riveselle: segnatevelo, fan del vinino.
Viene intorno ai 4,50 euro.
Due lieti faccini al 2009 :-) :-)

venerdì 24 dicembre 2010

Come si traduce vinino in inglese? Mirco Mariotti propone funny wine

Angelo Peretti
Be', devo ammettere che Mirco Mariotti, produttore di Fortana in terra - pardon, sabbia - ferrarese è un piccolo vulcano di idee, e sa usare il web come pochi altri vignaioli per diffondere la cultura del vino. O meglio, del vinino, visto che è stata sua l'idea di dedicare al mio Elogio del vinino l'edizione decembrina del Vinix Live! a Ferrara.
Ora, Mirco, oltre a gestire un blog tutto suo, ha anche lanciato Casa Fuschini, un'artigianale web tv dedicata alla degustazione di vini italiani, ma tutta e solo in lingua inglese (o anglo-ferrarese).
Il video postato su YouTube il 22 dicembre è dedicato alla degustazione di tre vinini, e Mirco nell'introduzione mi cita e cita appunto la definizione di vinino che ho coniato nel 2009. Lui traduce vinini in funny wines, ed è traduzione che mi piace.
Qui sotto il video.

giovedì 23 dicembre 2010

Raval e il Chiaretto 2010 che sa di fragolina

Angelo Peretti
Sì, lo so: sono in pieno conflitto d'interessi. Perché del Bardolino mi occupo professionalmente, e qui scrivo di Bardolino, accidenti! O meglio, di Chiaretto, che è la versione rosé del vino bardolinista. Ma che volete farci: ho avuto per le mani una bottiglia del Chiaretto 2010 (sì, nuova annata: 2010) di Raval, e non ho resistito. E del resto, come farei a scriver di vinini, senza parlar di Bardolino, che è il mio vinino di sempre? Eppoi, vivaddìo, questo è un blog, mica un giornale... E insomma, tutte le scuse son buone, e dunque portate pazienza: avvisati siete avvisati e se volete andate avanti a leggere.
Nello Rossi, patron di Raval, è un chiarettista mica da poco. Contadino autentico, non ha molta vigna, di bottiglie ne fa di conseguenza pochette, e per di più le vende a prezzi supereconomici (se non erro, fate fatica a spendere 3 euro a bottiglia, a condizione che compriate almeno il cartoncino da 6), ha casa e cantina lungo la strada che da Bardolino paese sale verso Cavaion, e soprattutto per me non sbaglia un colpo.
Col suo Chiaretto del 2009 ha avuto la Corona dalla guida Vini Buoni d'Italia del Touring Club: potete coltivare le opinioni che volete sulle guide, ma è comunque una soddisfazione per un piccolo contadino bardolinese. Ed ero curioso di sentire come fosse venuto fuori il nuovo Chiaretto del 2010, visto che l'annata è stata di quelle da tribolare, con tutta quella pioggia. Ebbene: il Chiaretto 2010 di Raval è una spremuta di lampone e soprattutto di fragolina di bosco. Senza eccessi, esilino, come saranno - credo - tutti i vini rivieraschi del 2010. Epperò con un sale e una beva di quelli che ti soddisfano.
Bravo Nello.
Due lieti faccini :-) :-)

martedì 21 dicembre 2010

Fortana, le bolle che vengono dalla sabbia

Angelo Peretti
Ho scritto varie volte qui del Vinix Live! dell'11 dicembre a Ferrara, "dedicato" al mio Elogio del vinino da Mirco Mariotti. Ma lui, il "dedicatore", lui che fa il vignaiolo, che vini ha fatto tastare all'inclito pubblico presso il castello estense? Ovviamente ha fatto bere il suo Fortana nelle diverse declinazioni. Ché del Fortana il Mirco è un promoter anche sul web, col suo blog sui "vini delle sabbie" (le vigne dell'uva d'oro, che sono però rosse e si chiamano fortana, vengono proprio su terre sabbiose, e non è mica facile tirarle avanti).
Dico diverse declinazioni, ché c'è la versione rossa ferma, che in realtà ferma non è mai del tutto, tendendo ad avere un pizzico di carbonica e comunque un'acidità di quelle ruspanti, e poi c'è quella rossa con le bolle, la più conosciuta, se conosciuto è aggettivo utilizzabile per una realtà come quella del Fortana ferrarese, e poi ancora, ed è stata una scoperta, il rosé frizzante.
Vado dunque in quest'ordine.
In primis il doc, il Bosco Eliceo Fortana Duna della Puia Fermo 2009. Rosso rubino-violaceo. Profumi tra il vinoso e il fruttato di mora stramatura e la prugna essiccata. In bocca i medesimi toni, ma con una tannicità graffiante e, come dicevo sopra, un'acidità di quelle che ti ricordi, e che comunque rendono il vino versatile nell'accostamento alla sapida e grassa cucina padana e polesana. Se vi piace il genere, non fatevi scappare l'assaggio. Costa 4 euro.
Un faccino e quasi due :-)
Secondo round, un igt: Fortana dell’Emilia Surliè! 2009, vino frizzante "sui lieviti" (l'intitolazione sbeffeggia un po' la moda del "sur lie", quasi citandola con accento ferrarese). Ordunque, è bolla per "uomini veri". Color granata. Melagrana e mora all'olfatto. In bocca ancora la mora eppoi la ciliegia e, curiosamente, il geranio. Tannico, tannicissimo come non t'aspetteresti da una bolla. Grintosamente rustico. Sono 4,50 euro la boccia.
Un faccino :-)
Terzo, il rosé, pur esso igt: Fortana dell’Emilia La Martìn Rosè, rosato frizzante, sui lieviti, del 2009. Viene 5 euro ed è il più interessante dei tre, a mio personalissimo parere. Fatto col salasso dell'altro Fortana, quello in rosso: se ne toglie una parte dopo breve contatto con le bucce. Fa la presa di spuma in bottiglia, come un metodo classico, ma non porta il fungo di sughero come chiusura: è col tappo a corona, e sotto c'è la bidule di plastica, e quando lo apri fa "spàm!", dà un botto come quando fai il degorgement di uno champenoise. Vinoso, ciliegioso, fragoloso. Eppoi all'olfatto compare un che di floreale. In bocca c'è corrispondenza. La bollicina è ben gestita. La beva è succosa, piacevolmente salata.
Due lieti, curiosi, intrigati faccini e potrebbe quasi starci anche il terzo :-) :-)

lunedì 20 dicembre 2010

Un Ruché guerrigliero dal Monferrato: Cascina Tavijn

Angelo Peretti
Nadia Verrua il basco nero non se l'è tolto neanche un momento al Vinix Live! di Ferrara dell'11 di dicembre: posa barricadera per una giovane donna che fa vino in terra di Monferrato, in un posto che si chiama Scurzolengo, nel quale non so se mi sarei mai imbattuto se non fosse perché, appunto, ci ha vigna da un secolo la famiglia Verrua. Look guerrigliero per questa vignaiola della Cascina Tavijn che ha convinto i suoi a convertire la vigna secondo il credo dell'agricoltura biologica.
Mirco Mariotti, che quest'edizione del Vinix l'ha voluta organizzare nel nome del mio Elogio del vinino, aveva scelto d'invitare Nadia per il suo Grignolino, di cui ho letto un gran bene qui e là. L'ho tastato lì nel castello estense nell'edizione della vendemmia del 2009 e l'ho trovato grintoso come la vigneron che lo presentava, ma anche un po' scorbutico con quella sua tannicità quasi selvaggia, che è poi una sorta di marchio di fabbrica dei vini della Cascina, Barbere (plurale) in primis. Magari occorre aspettarlo ancora un po', quando smorzerà quel suo carattere ruspante, e mi piacerebbe in effetti poterlo riprovare fra qualche mese, ma scioccamente mi sono scordato d'acquistarne almeno una bottiglia.
Invece m'è strapiaciuto un altro vino della Cascina Tavijn, ed è un Ruché di Castagnole Monferrato, e alzino la mano tutti quelli che posson dire: "Ah, sì, il Ruché, lo conosco".
Intanto, il ruché, come leggo sul sito Alla sorgente del vino - e copio perché la definizione mi pare azzeccata - è un "vitigno autoctono piemontese, tosto, contadino eppur elegante". I Verrua lo vinificano in purezza e ne tirano fuori un rosso di bell'impatto (l'alcol arriva a 14), ma anche di notevole bevibilità.
Il 2009 l'ho trovato rubino violaceo nel colore. Al naso s'è presentato da subito estremamente floreale: violetta, tracce di geranio. Che magnifico naso! Eppoi in bocca ecco, assieme al bouquet floreale, l'amarena, densa, polposa, ma senza eccesso. E la ciliegia e il lampone e la melagrana. E un che di peperone verde croccante. E poi ancora un accenno di buccia d'arancia. E tracce di brandy, perfino.
Certo, ha anche la tannicità degli altri vini dell'azienda, ma qui ci trovo un frutto e un fiore di grand'impatto e una beva che convince: non puoi restarne indifferente.
Vinino malizioso, ammiccante e di carattere. Mica scherzi.
A proposito: costa 8 euro in azienda.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

domenica 19 dicembre 2010

Intravino

Dopo i numerosi interventi che si sono succeduti sulla rete a seguito del lancio degli spot televisivi destinati a promuovere l'uscita del Già, nuovo vino di Fontanafredda, azienda nell'orbita di Oscar Farinetti, patron di Eataly, Alessandro Morichetti su Intravino torna in argomento con un post intitolato: "Aiutiamo Oscar Farinetti a sostituire Già con un vero 'vinino'".

sabato 18 dicembre 2010

In lode del canaiolo nero: l'Imbrunire di Villa Petriolo

Angelo Peretti
Quest'è un vinino di Toscana. Ed è un signor vinino. Fatto coll'uve di canaiolo nero, e ce ne son rimaste mica più tante in giro. Si chiama Imbrunire e lo fa Villa Petriolo a Cerreto Guidi, terra fiorentina, ed è classificato come igt Toscana, appunto. Simona Maestrelli, la produttrice, m'ha spiegato che il nome in famiglia l'han scelto per dire che sì, quest'uva di canaiolo era ormai giunta al suo imbrunire, progressivamente rimossa dalle campagne, ed anche loro, a Villa Petriolo, ce n'han poche vigne. Apprendo e annoto, ma non concordo, riguardo alla scelta dell'intitolazione, ché a mio avviso quest'è invece rosso che non parla lingua serotina o crepuscolare, ma che invece riverbera di luce solare, magari quella di prima mattina. Simona m'avverte che è proprio all'alba che si raccoglie l'uva nel vigneto di San Martino: ecco, è un albeggiare, più che un'imbrunire. Ma tant'è, son solo idee mie buttate lì, e a qualcheduno potrà anche sembrare, il mio, una sorta d'arrampicare sugli specchi. Che mi si creda o no, è la sensazione che ho avuta, questa dell'albeggio, tastando e poi bevendo il vino.
Simona Maestrelli e il suo Imbrunire del 2009 (second'annata) li ho conosciuti al Vinix Live! che Mirco Mariotti ha organizzato a Ferrara, in castello, dedicandolo al mio Elogio del vinino. E tra i vini da lui scelti c'era, appunto, anche questo canaiolo tosco. E gli son grato d'avermelo fatto incontrare. Tra l'altro, la fotina che riporto ritrae Simona lì, col foglio che Mirco faceva girare con su scritto I love vinino.
Aggiungo che dal sito aziendale apprendo che la vigna è stata impiantata nel '70, che il vino fermenta e s'affina in cemento vetrificato e che la conduzione enologica è della mano felice di Federico Curtaz.
Ma ora fors'è meglio - anzi, è proprio meglio - che il vino parli da sé, e v'invito a cercarne una bottiglia, anche se non sarà impresa facilissima, ché se ne producono proprio pochine, appena milleducento, come dicon da quelle parti. Per me, e per chi volesse farsi una vaga idea, annoto ancora che l'ho visto nel bicchiere d'un brillante, cristallino colore rubino, per nulla carico d'eccessi. Al naso ho avvertito memorie di fruttino e di violetta e giovanilissime presenze vinose. In bocca è splendidamente succoso di frutti rossi e morbido senz'essere sfacciato, grazie alla compensazione offerta da una viva freschezza. E ancora al palato è la florealità ad avvincere, soprattutto nel lungo e convincente finale.
Piacevolisso vinino.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

Soavemente

Maria Grazia Melegari ha parlato del vinino sul blog Soavemente. Ha raccontato del Vinix Live! svoltosi a Ferrara l'11 dicembre in un post titolato: "Vinix Live #8 Ferrara mette in luce i 'vinini'"
Scrive tra l'altro Maria Grazia: "Ci si è trovati questa volta attorno a vini che esaltano la piacevolezza del bere, quei "Vinini" per i quali il giornalista Angelo Peretti ha scritto un manifesto e ora, in questa occasione, ha lanciato un sito-blog (www.vinino.it). Un paio sono tra quelli sempre presenti in cantina: il Bardolino Le Fraghe di Matilde Poggi e il Tai Rosso Riveselle di Piovene Porto Godi che solleticano sempre a una beva invitante e pienamente territoriale".

martedì 14 dicembre 2010

Jacopo e i vinini

Angelo Peretti
E bravo Jacopo: avrei fatto fatica a far sintesi migliore.
Jacopo Cossater è un ottimo blogger. Su Intravino ha scritto un post riguardo all'edizione dell'11 di dicembre di Vinix Live!, svoltasi a Ferrara. Jacopo c'era, ed è stato tra l'altro co-protagonista della degustazione di trebbiani che s'è svolta in mattinata in castello.
Quanto al Vinix Live! di Ferrara, Mirco Mariotti, che l'aveva organizzato, aveva voluto dedicarlo al vinino, e nei comunicati che hanno annunciato l'evento ha citato per intero il mio Elogio del vinino.
Ebbene, cosa ha scritto Cossater quale sintesi perfetta? E intendo sintesi ideale del vinino. Ha scritto questo: "Ferrara però non voleva dire solamente vini di quel territorio. Il leit-motiv era infatti dedicato a quei vini che il giornalista Angelo Peretti ha definito 'vinini'. Vini che fanno dell’immediata piacevolezza la propria più importante caratteristica. Vini freschi, magari complessi ma mai complicati, spesso sapidi, magari non troppo alcolici e comunque sempre specchio del territorio che li vede nascere".
Ripeto: meglio di così non si poteva far sintesi.
Immediata piacevolezza, complessi ma mai complicati, comunque specchio del territorio. Splendido. Dovrò tenerne conto, di questo felicissimo distillato dei caratteri del vinino.

venerdì 10 dicembre 2010

Enoiche Illusioni

Citazione per il vinino sul blog Enoiche Illusioni di Jacopo Cossater.
Presentando Vinix Live!, in programma a Ferrara l'11 dicembre, scrive tra l'altro: "Alla scaletta, ormai nota, questa volta si unisce un concetto che era passato anche da queste parti, quello dei vinini. Era l’anno scorso, ed il giornalista Angelo Peretti lanciava dalle pagine del suo blog una sorta di appello, quasi un manifesto: 'nell’epoca del dominio globale dei vini concentrati, tannici ed alcolici, rivendichiamo il diritto alla piacevolezza dei vini da bere (..) Anteponiamo l’immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidità (..) Opponiamo l’umanistica vocazione alla convivialità del vino'".

Stefano il Nero

Angelo Peretti
Tra i maggiori supporter del vinino c'è il blog di Stefano il Nero. Che talvolta mi ha anche rimbrottato perché il progetto non andava avanti. Mi ha dunque fatto molto piacere leggere il post che ha pubblicato oggi, e di cui riporto qualche brano qui sotto, invitando alla lettura completa.
"Un passo alla volta - dice Stefano -, è il modo migliore di fare le cose, un passo alla volta e non perdi mai la coscienza di quello che lasci indietro, ogni passo una piccola analisi e magari una attesa, l’attesa che qualcun altro faccia un passo con te, perché camminare da soli stanca anche un re, pensare da soli annebbia anche un filosofo. Mi pare si possa disegnare così il lento emergere sulla rete e nella coscienza di molti della concreta esistenza di una categoria enologica viva ad oggi solo nella inconsumabile tradizione ed esperienza, una categoria che ha avuto e celebrato anche un suo Manifesto Elogiativo: il vinino.
"Esattamente un anno fa - dice più avanti Stefano - rispetto al motivo del vinino mi chiedevo qui: '…e adesso che si fa?' Così adesso non posso che plaudire visto che, dopo la fase elogiativa e, dice lui, quella riflessiva, l’Angelo Peretti ha deciso di non dare fuoco alle micce ed è nato www.vinino.it. Avete capito bene, 'non dare fuoco...', rispettare l’incedere del passo dopo passo perché se questa cosa del vinino deve essere una cosa seria allora, dice lui, 'Il rischio era - ed è - quello della banalizzazione'”
Poi cita l'interrogativo che ho proposto nel post di presentazione di vinino.it: "Mi domando se possa esserci un vinino senza tradizione autentica." E osserva: "Bella domanda, corposa ed insidiosa, questa domanda potrà essere il Rubicone del vinino, sarà la domanda sulla quale ci tireremo il dado nel prossimo lustro quando gli appelli al vinino verranno raccolti da estimatori che chiederanno adeguate correzioni all’Elogio, magari nel nome del 'mercato' o della 'comunicazione'".
Il resto, leggetelo direttamente sul blog di Stefano il Nero, cliccando qui.

giovedì 9 dicembre 2010

Aristide

Va ad Aristide il "primato" del primo blog nel quale si dà notizia della nascita di vinino.it
Presentando l'appuntamento di Vinix Live! in programma a Ferrara l'11 dicembre, Giampiero Nafali scrive: "L'evento ferrarese sarà incentrato sul "vinino", categoria informale del mondo del vino della quale Aristide si è occupato in passato (qui e qui)".
Aggiunge poi: "Il 'vinino', dopo la fiammata di interesse dello scorso autunno e l'evento Santa Margherita dell'ultimo Vinitaly, torna così a battere un colpo. Anzi, due. Perché dopo la formalizzazione del 'Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere' da parte di Angelo Peretti (al quale gli storici, un giorno, potrebbero assegnare la paternità del termine 'vinino'), ora i 'vinini' hanno anche un blog, una sorta di spin-off di InternetGourmet, una nuova, ulteriore presenza di Angelo Peretti (colui che dichiarò che mai avrebbe aperto un blog!): si chiama Vinino.it. E nascerà a Ferrara, sabato 11 dicembre. Auguri!"

mercoledì 8 dicembre 2010

11 dicembre 2010: nasce vinino.it

Angelo Peretti
Era il 26 ottobre del 2009 quando su InternetGourmet pubblicavo il mio Elogio del vinino ovvero Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere.
Sostenevo il piacere dei vini semplici ma non banali. Dei vini che accompagnano la tavola e la chiacchiera, e dunque il convivere, lo stare assieme. Che vogliono stare con cibo e con la gente avendo alle spalle una storia, una tradizione, una cultura, un'identità.
Erano quelli ancora invece i giorni del successo dei vini di stampo internazionale, muscolosi, palestrati, figli di lifting enologici e di vanigliati maquillage nel rovere nuovo. Ma già si intravedeva qualcosa dietro l'angolo. Sembra una vita fa. Volli enfatizzare questa riscoperta coniando questo nome - vinino - in antitesi, o meglio, in alternativa al vinone tutta polpa e tannino e alcol. Evviva la freschezza e il frutto succoso e la beva.
Del vinino s'è parlato parecchio sulla rete. E c'è stato anche un convegno a Vinitaly sull'argomento, mica scherzi.
Poi mi si chiedeva: come mai non ne parli più?
Perché riflettevo.
Riflettevo perché nel frattempo molte cose sono cambiate, rapidamente, e davvero il vino della quotidianità ha rialzato la testa. Il rischio era - ed è - quello della banalizzazione. Il ritorno e insieme il rischio sono stati bene espressi da Fabio Rizzari sul blog che conduce con Ernesto Gentili: "Si assiste attoniti all’attuale esaltazione di vinelli piacevoli, ma senza pretese, elevati al rango di grandi vini. Il rovesciamento di segno rispetto a una decina d’anni fa è compiuto".
Riflettevo perché il vinino stava diventando una moda. E c'era il rischio che sul nuovo carro - soprattutto nei giorni della crisi e del disorientamento del mercato del vino - ci si precipitassero produttori che nulla hanno a che spartire con la cultura - già, la cultura - del vino appunto semplice ma non banale. Imitatori del vinino, così come fino a ieri imitavano il vinone. Fabbricatori di vino. Ma io credo ai vigneron.
Il caso del Già di Fontanafredda, lanciato in questi giorni dall'Oscar Farinetti di Eataly con una campagna in grande stile, fa pensare. Come costruzione è un vinino. Come filosofia temo gli sia lontano. Mi domando se possa esserci vinino senza tradizione autentica.
Allora mi sono deciso ad aprire questo nuovo blog, che di fatto ufficializzerò nel giorno di un evento voluto da un produttore di una denominazione di quelle che, bene che vada, sono considerate marginali. Uno che fa Fortana, vino così piccino se lo confrontiamo con le spalle del vinone. Un vinino. Lui si chiama Mirco Mariotti ed ha voluto portare a Ferrara Vinix Live! e nel programma ha inserito il testo dell'Elogio del vinino.
Allora sì, è giusto ripartire. E si riparte dal web, che io considero un eccellente incubatoio di idee. Così l'11 dicembre 2010 a Ferrara nasce ufficialmente vinino.it. Leveremo un brindisi, spero col Fortana, per offrire un piccolo, nuovo strumento a chi il vinino lo fa e lo beve.
I post che trovate temporalmente elencati qui sotto, prima di questo, riprendono una buona parte di quanto s'è già letto sul tema su InternetGourmet e sulla rete. Che cosa potrete leggere in futuro ancora non l'ho ben programmato. Ma ho in mente che potremo divertirci, con i nostri vinini.

Agi News On

L'appuntamento di Vinix Live! dell'11 dicembre 2010 a Ferrara e i contenuti dell'Elogio del vinino, riportati nel testo con cui Mirco Mariotti ha annunciato l'evento, trovano eco in un comunicato diffuso dall'agenzia di stampa Agi.
Di seguito il testo del lancio d'agenzia.
(AGI) - Roma, 8 dic. - "Nell'epoca del dominio globale dei vini concentrati, tannici ed alcolici, rivendichiamo il diritto alla piacevolezza dei vini da bere. All'estetica autoreferenziale della degustazione anteponiamo l'immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidita'. Alla razionalistica dittatura della valutazione centesimale opponiamo l'umanistica vocazione alla convivialita' del vino, simbolo della condivisione e della fraternita'. Lo si legge in una nota sull'evento 'Vinix Life' promosso dal Consorzio "Il Gusto di Ferrara" nato dalla volonta' e dall'impegno di un gruppo di imprenditori ferraresi per valorizzare, promuovere e commercializzare Ferrara, il suo territorio, i suoi prodotti enogastronomici e le sue bellezze artistiche. "Rifiutiamo l'omologante gusto internazionale nel quale e' smarrita ogni specificita', sostenendo l'unicita' del vino che interpreta il sapere gastronomico d'un territorio - continua la nota - Rifuggiamo dall'ossessiva ricerca della perfezione enologica, preferendo il vino nel quale si sostanzi l'irripetibile comunione dell'ambiente naturale e dell'ambiente umano.
Promuoviamo l'onesto piacere del vino come risposta all'incultura dell'eccesso ed alle opprimenti teorizzazioni del dilagante neoproibizionismo". Appuntamento dunque a sabato 11 dicembre per una serie di degustazioni di prodotti tipici del ferrarese.

sabato 20 novembre 2010

Intravino

Fa riferimento al concetto di vinino Mauro Mattei su Intravino recensendo un pinot nero francese. Titolo del post: "Il Pinot Noir En Barberon 2008 del Domaine Tissot e l’imbarazzo del bere facile".
Dice Mattei: "Il mantra del vino-da-bere rimbalza nelle vostre teste. Siete circondati da fautori del soft drink, pseudo astemi e addirittura winelovers, concentrati a ripetere in coro: piacevolezza, bevibilità e poco alcol. Non siete in un incubo, vi trovate ad osservare semplicemente la realtà dei fatti. Leggerezza e godibilità intasano etere, web, enoteche e ristoranti e non vanno scambiate necessariamente con piattume e noia. Bere facile non significa castigarsi. Fatti e non pugnette? No problem, ci pensiamo noi ad allietare la giornata low-alcohol oriented, suggerendo qualcosa di semplice ed intrigante. Facciamo un salto in Jura, Franca Contea. Per questa volta tralasciamo l’orrendamente complicato savagnin e non parliamo di vin jaune ed affini. Questa volta rubiamo la scena a chi dietro l’angolo sgomita con grand cru e premier cru da svenire solo a guardarli, parliamo di Pinot Noir. Non gridate 'lesa maestà' - dunque - se associamo il concetto di 'vinino' ad una delle più grandi varietà sulla faccia del globo terracqueo. L’idea non è così astrusa, tant’è che dirla tutta, avremmo potuto trovare qualcosa di simile anche nella contigua Cote d’Or. Ma si sa, basta muoversi poche centinaia di chilometri per rendere la ricerca più godereccia".
Per proseguire con la lettura della recensione, si può cliccare qui.

giovedì 11 novembre 2010

11 dicembre 2010, Vinix Live! a Ferrara, "alla scoperta dei Vinini, dei Vini delle Sabbie e del Territorio Ferrarese"

Vinix Live!, il format creato da Filippo Ronco, con la collaborazione di Davide Cocco, ideatore del Baratto Wine Day, sarà di scena a Ferrara, nella prestigiosa sede del Castello Estense, sabato 11 dicembre 2010 ed avrà il vinino al centro dell’attenzione.
Titolo dell’appuntamento, organizzato da Mirco Mariotti, titolare dell’azienda vitivinicola Mariotti e animatore del blog Blog&Wine, e dal Consorzio Il Gusto di Ferrara, è: Alla scoperta dei “Vinini”, dei “Vini delle Sabbie” e del Territorio Ferrarese.
Su Blog&Wine, tra l’altro, Mirco Mariotti, presentando l’iniziativa, riporta integralmente il testo dell’Elogio del vinino ovvero
Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere.
L’elenco completo di quelli che Mariotti chiama I “vinini” del Vinix Live! #8, ordinati per vitigno d’origine, è il seguente:
Fortana - Mirco Mariotti - Azienda Mariotti
Sauvignon Rosso - Paolo Babini - Vigne dei Boschi
Canaiolo - Silvia Maestrelli - Villa Petriolo
Corvina (Bardolino) - Matilde Poggi - Le Fraghe
Grignolino - Nadia Verrua - Cascina Tavijn
Tai rosso - Tommaso Piovene - Piovene Porto Godi
Schiava - Matthias Hauser - Castell Sallegg
Il programma della manifestazione prevede dalle 14 alle 20 la degustazione e la vendita di vini e di prodotti gastronomici nell’Imbarcadero del Castello (biglietto d’entrata a 10,00 euro).
Alle ore 11 è in calendario #trebbiano1, il Bianco Italico in cerca d’Autore, una degustazione guidata in collaborazione con Jacopo Cossater di Enoiche Illusioni.
Alle ore 12.30, il brunch a base di prodotti ferraresi presso la Caffetteria del castello Estense (10 euro a persona).
Alle ore 18 il Baratto Wine Day, libero scambio di vini portati da casa o acquistati in loco, gestito da Davide Cocco.
Alle 20.30 la cena nella Caffetteria Castello, all’interno della sala affrescata del rivellino nord del Castello Estense (26,00 euro a persona; (la cena si effettuerà solo al raggiungimento del numero minimo previsto di 50 partecipanti).
Per tutta la durata dell'evento sarà possibile acquistare vini e altri prodotti al prezzo Vinix Live! cioè ad un prezzo molto vicino al prezzo che i produttori praticano ai ristoranti e alle enoteche.

Vino

Intervenendo su Vino, il blog di Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, curatori della guida vinicola de L'Espresso, Filippo Ronco, patron di TigullioVino, entra sul tema del vinino.
Su Vino, Rizzari afferma che "si assiste attoniti all’attuale esaltazione di vinelli piacevoli, ma senza pretese, elevati al rango di grandi vini. Il rovesciamento di segno rispetto a una decina d’anni fa è compiuto. All’epoca si guardavano con sufficienza, quasi con una sfumatura di pietà, i rossi dal colore scarico e dalla bocca scorrevole, non mallopposa. Oggi all’opposto si guarda con sospetto e pregiudizio iniziale ogni rosso che abbia una grande intensità cromatica e un gusto potente, pieno, corposo. Non ci si stanca di ripeterlo: è molto più saggio valutare caso per caso. Soprattutto, è decisivo non scambiare vini sempliciotti e facili da bere per vini fini e complessi, secondo la banalizzazione schematica poco colore e pochi estratti = vino di categoria superiore. Ma per distinguere un grande Borgogna, diafano e apparentemente diluito, però in realtà profondo e ricco di sfumature, da un rosso beverino e immediato, ci vogliono una certa esperienza e una sia pure minima libertà di giudizio".
Nelle repliche al post di Rizzari, Filippo Romco dice: "Non credo ci sia una “moda” al vino leggero. Forse è vero che c’è una tendenza a bere vini meno artificiosamente concentrati come spesso è capitato di fare nel recente passato. Anche da parte del popolo degli aficionados, quelli che un po’ ne sanno ma non troppo, passati attraverso la truciolare fase dei vini al comodino via via per gli alti e bassi che questo nostro mondo ci riserva. Sabato 11 dicembre al Castello Estense di Ferrara si terrà Vinix Live! #8, un format nato dalla rete. L’edizione, curata questa volta da Mirco Mariotti, viticoltore di fortana a piede franco, è concentrata sui c.d. “vinini”, nome discretamente infelice dal mio punto di vista ma che ha un pregio: quello di aver ben chiare le caratteristiche distintive di bevibilità di un certo tipo di vino, non disgiunte da carattere e spessore. Grandissimi vini in alcuni casi, come per esempio è secondo me il Tai Rosso Riveselle di Piovene Porto Godi, per citarne uno tra quelli del cuore".

domenica 7 novembre 2010

InternetGourmet

Sul mio InternetGourmet, Mario Plazio attribuisce alla categoria del vinino un rosso borgognone, l'Irancy di Vincent Dauvissat, di cui ha assaggiato l'annata 2004, proponendone la recensione. "Ecco: direi che se fossi Angelo Peretti lo potrei definire un vinino…" scrive.
Di seguito la sua impressione d'assaggio: "Piuttosto sconosciuta in Italia, la denominazione Irancy si trova nelle vicinanze di Chablis, quindi molto a nord della Francia, e comprende vini rossi unicamente a base di pinot nero. E decisamente si sente che si tratta di pinot nero, anche se atipico. È infatti molto più rustico dei più nobili vini prodotti tra Dijon e Beaune. È inoltre molto vegetale (l’annata non è delle migliori), ma a parte questo si rivela decisamente minerale (e in questo tradisce la vicinanza con Chablis), salino e profumato di liquirizia in polvere. Non ha una spiccata profondità, ma conserva la piacevolezza e la leggerezza dei vini che bevi con piacere e senza per forza andare in cerca della minima sfumatura".

giovedì 4 novembre 2010

Slowine

Confesso: sono uno di coloro che non hanno gradito che Slow Wine, la nuova guida dei vini italiani edita da Slow Food con un considerevole lavoro di squadra, riporti un elenco di Grandi Vini. Personalmente, credo che un vino sia "Grande" solo ed esclusivamente quando esprime in pienezza il suo terroir d'origine, che è fatto di vigna, di terra, di clima, ma soprattutto d'umanità. E non m'importa se quel tal vino sia concentrato o invece più leggerino, se possa invecchiare o se sia da godere nella giovinezza, se reclami attenta riflessione oppure chieda "soltanto" spensierata beva. Per me il vino "Grande" è quello che ti offre piacevolezza raccontando di sé e della propria terra e delle donne e degli uomini che su quella terra ci vivono e han trovato appunto espressione in un vino.
Il prevedere invece, accanto ai Vini Slow (ed è scelta che convince quella d'indicare bottiglie vicine alla "filosofia" del movimento della chiocciolina) e ai Vini Quotidiani (ché, vivaddìo, ci vogliono anche i vini "buoni" - e magari anche puliti e giusti - che si possano mettere in tavola ogni santo giormo), anche i Grandi Vini mi pare sia quasi una contraddizione. Insomma: comprendo, o mi sforzo di farlo, quel che voleva signficare lo staff di Slow Wine prevedendo questa categoria, ma penso si potesse trovare un'altra definizione, perché il Grande non facesse ritenere che il resto è "piccolo".
Una risposta indiretta - ma non so invero se indiretta sia pienamente, visto che abbiamo in precedenza all'uscita del post intrattenuto corrispondenza epistolare sul tema - me l'ha comunque fornita Giancarlo Gariglio, co-curatore di Slow Wine, persona che stimo davvero molto, direttamente sul sito enoico di Slow Food.
Titolo del post di Giancarlo: "I Grandi Vini esistono e vivono fra noi..."
Dice: "Ieri sera durante una piacevole cena fra amici è stato servito alla cieca un Sassicaia 1979. Un vino che ci ha impressionato per forza, carattere, longevità e piacevolezza. Una riflessione nasce spontanea: con la proposizione della categoria Grandi Vini nella guida Slow Wine, abbiamo colto nel segno, soprattutto perché al loro fianco abbiamo indicato i Vini Slow e i Quotidiani".
Aggiunge Gariglio: "La categoria dei Grandi Vini è stata oggetto di forti discussioni in rete. Molti si sono chiesti il perché Slow Food abbia deciso di riproporre nella sua nuova Guida i classici vini da concorso, quelli che normalmente prendono punteggi sopra i 90 centesimi sulle varie pubblicazioni di settore. Ieri dopo aver assaggiato una bottiglia di Sassicaia 1979 ho avuto la percezione chiara e distinta che il fornire tre differenti chiavi di lettura su Slow Wine ha senso ed è molto importante che ci siano sia i Grandi Vini sia i Vini Slow, oltre naturalmente i Quotidiani. Il vino che avevamo nel bicchiere era in tutto e per tutto un'espressione piena e convincente di toscanità a livelli altissimi. Tanto che alla cieca abbiamo detto che si trattava di una bottiglia toscana, ma non si riusciva ad individuare i vitigni di origine. La sensazione vegetale legata al cabernet si era attenuato e lasciava spazio a un'intensa acidità di bocca, a note soffuse di cuoio e caffé (queste molto eleganti e non certo volgari), con tannini dolci e lunghissimi. E come meglio definire questo Sassicaia se non dicendo che è un Grande Vino? Un'etichetta che ha attraversato i decenni con grazia ed eleganza per arrivare a noi con un'integrità da primato".
La spiegazione regge, anche se insisto: a mio avviso, non necessariamente un Grande Vino deve avere fra le proprie prerogative quella di sapere invecchiare. Ad esempio, personalmente classifico fra i "miei" Grandi Vini del cuore alcuni rosé provenzali: non mi si dica che, siccome non possono evolvere per trent'anni, ma sono invece strepitosi nella loro gioventù, non meritano il riconoscimento! Accetto dunque la spiegazione di Giancarlo, ma spero si trovi miglior definizione.
Chiudo - per mia vanagloria - riportando un altro passaggio di Giancarlo, ché qui lo devo proprio ringraziare, datosi che m'ha fatto dono di citare i "miei" vinini. Dice infatti: "Poi abbiamo deciso di creare altre due categorie ugualmente importanti: Vini Slow e Vini Quotidiani. I primi sono quelle etichette che hanno come obiettivo quello di rompere un certo schematismo: da un parte i prodotti cari e famosi (i vinoni) e dall'altra i vini meno possenti (i vinini). Abbiamo deciso di fornire ai nostri lettori una terza categoria dello spirito: i vini del cuore, quelli che ci emozionano, vuoi perché si tratta di novità, vuoi perché sono le specchio fedele di un terroir, vuoi, infine, perché hanno un approccio in bocca e al naso privo di sovrastrutture".
Oh, sì sì: se i "vinini" sono i Vini Quotidiani di Slow Wine, allora ho trovato la mia guida. E se c'è qualcosa che non m'aggrada, be', mica posso pretendere che facciano proprio una guida come piace a me (a me piace la Hachette francese), e comunque qualche peccatuccio di gioventù ci può stare su un lavoro che è solo alla prima edizione ed è frutto dell'opera di squadre che talvolta d'esperienza n'hanno maturata ancora molto poca. Alla prossima, dunque.

lunedì 23 agosto 2010

Stefano il Nero

Torna sul tema del vinino Stefano il Nero, con un po' di rammarico per il "silenzio" calato sul tema. Dice "Lo scorso anno stavo qui a scrivere di 'vinino', la cosa andava molto. Giù e su per la rete non si parlava d’altro, la cosa del vinino sarebbe poi culminata nel Vinitaly 2009, antichi fasti un po’ scomparsi".

lunedì 31 maggio 2010

Vino 24

Oh, accidenti, questo mi era sfuggito: un post dedicato al vino pubblicato da Cosimo Ricciato su Vino 24. Che scrive a proposito del convegno-degustazione che, insieme con Santa Margherita (e su loro espressa ispirazione e sollecitazione), ho potuto realizzare a Vinitaly.
Leggo così: "Un evento interessante che mi ricollega alla parola autoctono e territorialità c’è stato, ho assistito con molto interesse al dibattito-degustazione: bere col sorriso ovvero l’elogio della piacevolezza del vino, organizzato e presentato dall’azienda Santa Margherita e dall’Internet Gourmet Angelo Peretti, colui che, in poche parole ha dato vita ai Vinini".
Poi, Ricciato si chiede: "Che cosa sono i Vinini?" E risponde: "I vinini, brevemente, vogliono essere quei vini che vengono raggruppati in una fascia ben derminata; quella dell’ immediata godibilità, la genuina convivialità, vini capaci di accompagnare tutto il pasto, la fascia di prezzo (massimo otto-dieci euro), non essere mai banali come vini, la facile reperibilità e infine un legame con il territorio da cui provengono, quest’ultimo molto importante. Penso che non sia facile fare una selezione accurata seguendo tutte queste caratteristiche, ma basandomi sulla degustazione dei vini fatta al dibattito, tutto si è rivelato molto piacevole, specialmente nel caso del vino bianco da tavola ottenuto con l’autoctono campano: Catalanesca (penso che ne parlerò più avanti), davvero molto interessante. Secondo me si può fare".
Poi, le considerazioni finali: "Buon punto di partenza sicuramente, per quanto riguarda i vinini, ma la mia riflessione principale si sposa con l’educazione al bere, specialmente per quanto riguarda il bere dei nostri giovani, a mio avviso bisognerebbe coinvolgere le grandi e piccole aziende vitivinicole a partire con progetti mirati a questo tipo di educazione, i giovani, gran parte di loro non conoscono nemmeno la differenza tra alcolico e superalcolico e poi, in tanti il vino non sanno proprio cosa sia. Mi faccio due domande che ritengo essenziali, chiedendo un parere e qualche risposta: sono loro i consumatori del futuro? Se si, i vinini o qualcosa di simile quanto dureranno? E poi a conclusione della mia riflessione penso che il nome Vinini sia troppo riduttivo per un prodotto che è stato ottenuto da un lavoro duro e impegnativo durato come minimo un anno".
Il dibattito prosegue, dunque.

venerdì 28 maggio 2010

Luciano Pignataro WineBlog

Un vinino in Calabria. Ne parla Marina Alaimo, sommelier campana ed ottima wine writer sul blog di Luciano Pignataro, recensendo il Magno Megonio 2008 - un igt della Val di Neto - di Librandi.
"Sto sicuramente infilando la strada maestra dei luoghi comuni - scrive Marina - asserendo che non si finisce mai di imparare, ma mai come in questo caso la massima trova giusta conferma. Tra le occasioni perdute della vita ritrovo il magliocco, questo sconosciuto, antico vitigno calabrese, che finalmente ho avuto il piacere di incontrare alla degustazione Slow Food dei vini Librandi all’Hotel Romeo di Napoli. Magno Megonio 2008 di Librandi è il vino in questione, prodotto appunto con uve magliocco dolce in purezza, il vinino per eccellenza, come direbbe l’amico Angelo Peretti, pensando questo termine per identificare un vino che sappia raccontare con estrema sincerità il proprio territorio, a piccoli prezzi".
Ora, ringraziando per la citazione, segnalo anche che Marina Alaimo abbina a questo vino un brano musicale, che mi pare perfetto: la fuga dal "Clavicembalo ben temperato" di Bach reinterpretata in chiave jazz dagli Swingle Singers. Un adattamento apparentemente semplice, addirittura orecchiabile, in realtà dotato di bella personalità. Come ha da essere un vinino. Provare per credere: l'articolo, con relativo video musicale d'antan, si raggiunge anche cliccando qui.

giovedì 13 maggio 2010

L'Adige

Oh, caspita! Il contagio del vinino si diffonde, dopo la pubblicazione del Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere su quest'InternetGourmet e il convegno realizzato a Vinitaly assieme a Santa Margherita, celebre brand del panorama enoico italiano.
Ora a parlar di vinino è il collega ed amico Giuseppe Casagrande su Pantagruel, la sua rubrica sul quotidiano L'Adige di Trento.
L'occasione è un pezzo dedicato ad un nuovo vino "firmato" da Mario Pojer, eclettico e bravissimo vigneron tridentino (è lui nella foto, presa dal sito di Pojer e Sandri).
Riporto qui di seguito la parte iniziale dell'articolo di Casagrande.
"Una recente indagine presentata a Vinitaly dal giornalista gardesano Angelo Peretti ha dimostrato il rinnovato interesse degli amanti di Bacco per i vini di bassa gradazione alcolica e dal prezzo abbordabile. Vini accessibili ad una vasta platea di consumatori e che si prestano ad un facile abbinamento con il cibo. Vini quotidiani che Peretti ha soprannominato «vinini » in contrapposizione ai «vinoni» di alto lignaggio e dalla gradazione alcolica elevata.
In questa ottica si inserisce il progetto di Mario Pojer: creare un vino piacevole, di facile approccio, ma non banale. Così è nata l’idea di «Filii»: rilanciare il Riesling ed i suoi figlioli (Müller Thurgau, Kerner, Incrocio Manzoni) seguendo le orme dei vignaioli della Mosella che hanno sempre puntato su vini di facile beva sfruttando al meglio le caratteristiche (elevata acidità delle uve e basso contenuto alcolico) del loro vitigno principe: il Riesling. Una sfida, quella di Mario Pojer, che nasce anche per venire incontro a quanti amano bere un buon bicchiere di vino senza rischiare il ritiro della patente. «Noi proponiamo un vino di 9 gradi imbottigliato nelle classiche renane da mezzo litro - precisa Mario Pojer - una quantità giusta per accompagnare il pasto di due persone senza incorrere nelle pesanti sanzioni legate ai controlli sul tasso alcolemico».
Un uvaggio bianco sicuramente destinato a far parlare di sè. Nasce da un mix di uve Riesling e dei suoi «figli»: il Müller Thurgau (madre Riesling, padre Madeleine Royale), il Kerner (madre Schiava grossa Trollinger, padre Riesling) e l’Incrocio Manzoni (Riesling per Pinot bianco)".

venerdì 23 aprile 2010

Mercato del Vino

Oh, accidenti, questa non me la sarei aspettata. I "miei" vinini adesso sono finiti anche in un libro. Li ho trovati con - piacevole - sorpresa fra le pagine di "Mercato del Vino", il recentissimo volume scritto da Fabio Piccoli per le edizioni dell'Informatore Agrario.
Fabio è un collega che stimo parecchio: un analista attento del mondo del vino e di tutto quello che ci ruota attorno. Sul libro penso - spero - che ci tornerò più avanti, perché contiene una serie di riflessioni su cui merita soffermarsi. Intanto dico che è la sintesi della ricerca condotta fra il 2007 e il 2009 dall'Informatore Agrario insieme con Veronafiere, in collaborazione con il Centro di formazione in Economia e politica dello sviluppo rurale di Portici. Consiglio di leggerlo.
A un certo punto della sua trattazione, Fabio Piccoli parla delle prospettive del vino italiano. E dice: "Appare sempre più evidente una certa disaffezione nei confronti del consumo quotidiano di vini 'beverini' durante i pasti. Su questo aspetto, si stanno aprendo nuovi interessanti opportunità nei confronti dei cosiddetti 'vinini', un neologismo coniato recentemente per indicare quei vini meno 'pretenziosi' che potrebbero riportare a un consumo quotidiano più adeguato all'offerta finale".
Caspita!

mercoledì 21 aprile 2010

Marketing del Vino

Citazione-flash di Slawka G. Scarso su Marketing del Vino in merito al convegno di Vinitaly sul vinino: “Tavola rotonda dedicata ai ‘vinini’ e nel pieno spirito del tema una volta tanto al Vinitaly si beve più che degustare. Tante belle facce, aggiungo un volto a qualche penna”.

VinoPigro

Del convegno di Vinitaly sul vinino parla anche Elisabetta Tosi sul suo Vino Pigro. Così: “La sostenibile leggerezza del bere. Alla degustazione-dibattito sulla piacevolezza del bere si è aperto un nuovo fronte di discussione: come si riconoscono questi vini? quando un vino può a buon diritto definirsi... ino? In attesa di risposte, mi sono guardata in giro. La degustazione era affollata, i vini in degustazione cinque (li accompagnavano gli ottimi snacks della Scuola di Alma, e generosi vassoi di prosciutto crudo).
Alla fine del tasting i bicchieri erano vuoti. Tutti. Vinini: quelli che finiscono.”
Wow! Bella questa definizione di vinini: sono i vini di cui vuoti il bicchiere e anche la bottiglia.

Soavemente

Maria Grazia Melegari sul suo blog Soavemente a proposito del convegno sul vinino svoltosi a Vinitaly scrive, magari un po’ troppo entusiasticamente, così: “Un vero evento, credetemi: forse non stiamo facendo la rivoluzione, ma poco ci manca!”. Però ammette: “Per più d'un produttore il termine vinino suona riduttivo, non piace. Forse bisognerà trovare un altro termine. Bisognerà studiarci un po'.”
Va bene, capisco che bisogna rifletterci se si vuole andare avanti.

Stefano il Nero

Del convegno di Vinitaly co-prodotto con Santa Margherita sul “mio” vinino s’è cominciato a discorrere sul web. Il primo a scriverne, subito dopo l’appuntamento veronese, è stato Stefano il Nero. Che a suo tempo era stato colui che mi aveva dato il la per lanciare, appunto, l’Elogio del vinino. “È stato un successo - dice - e tutti contenti ma veramente tutti”. E più avanti: “L’idea del vinino corre nel dibattito e si dimostra valida perché fa riscoprire le radici profonde del vino, le sue tradizioni, lo fa apprezzare per il suo terroir, perché punta ad allargare la base dei consumatori con uno strumento veramente in grado di farlo ed una metodologia adeguata proponendosi come compagnia giornaliera sulla tavola nella famiglia”. Poi, entra nel cuore della questione: “La domanda sospesa rimane ‘si deve davvero chiamare vinino o che alternativa?’, un nome che non piace a troppi diventa il simbolo della paura di farcela, il comprensibile timore di aver trovato una strada, cosa rara di questi tempi. L’esortazione dalla sala è quella a continuare nella analisi e nella ricerca di una strategia, questa pare essere una occasione unica nella storia del wine-world, potremmo avere presto un nuovo prodotto senza dover piantare nuove vigne o studiare nuovi affinamenti. Bisogna andare avanti, la cosa non può finire qui”.
Va bene, prendo atto che bisogna andare avanti.

domenica 18 aprile 2010

Ma il bicchiere del vinino è mezzo vuoto o mezzo pieno?

Perplimere è un verbo che non esiste nei vocabolari. Viene dalla televisione. Epperò se ne occupa anche l'Accademia della Crusca. E dunque non posso utilizzarlo anch'io? Dico allora che mi perplime la piega che ha preso il dibattito sul "mio" vinino. Mi lascia perplesso, insomma. Neologismo per neologismo, perplimere ci può state se si parla di vinini.
Chi ha la bontà di seguirmi, saprà che a Vinitaly s'è svolto un convegno in qualche modo co-prodotto da Santa Margherita (l'azienda vinicola) e me. Lorenzo Biscontin, che di Santa Margherita è responsabile marketing, ha illustrato in sintesi i risultati di un'indagine che una primaria società di ricerca ha condotto sul tema, appunto, del vinino. E ne tratto il giudizio che il termine "vinino" abbia un'interpretazione negativa. Che non funzioni, insomma, e che dunque occorra trovare un'altra definzione. Perché anche dopo sollecitazione il 43,3% degli intervistati non si è convertito alla bontà del termine.
Dico che ha ragione. E che ha torto. Dipende da come si guarda la faccenda. Come quando c'è un bicchiere a metà: chi lo vede mezzo pieno, chi mezzo vuoto.
Ha ragione perché il dato di sopra, di per sé, è chiaro.
Ha torto se si considera che la definizione di vinino è appena nata e non ha avuto battage pubblicitario, se non il tam tam di alcuni blog. E questo tam tam ha portato a far sì che il 21,5% degli intervistati avesse già sentito parlare dei vinini. Il 21,5% dico! Attenzione: come ha sottolineato Biscontin, conoscenza non significa per forza gradimento. Però se mi avessero detto che saremmo arrivati a una simile percentuale mi sarei messo a ridere. Fin qui ho considerato il web un buon incubatoio di idee. Vuoi vedere che invece è più potente di quanto io sia disposto a credere? Arrivare a una conoscenza del 21 e passa per cento è un sogno anche per marchi affermatissimi. Lanciato solo sul web da pochi blog, il vinino è arrivato a un risultato impensabile. E, permettete, il bicchiere in questo caso comincia a tornare verso il pieno.
Lorenzo Biscontin ha poi sottolineato come, a suo parere, vi sia una evidente decodifica negativa del termine vinino: il 16,3% lo identifica spontaneamente come un vino di bassa qualità, l'11,8% come un vino economico, il 19,6% come un vino leggero. E c'è anche confusione: per il 10,6% del campione fa riferimento a vini in bottigli di piccolo formato. Il bicchiere va verso il mezzo vuoto.
Anche dopo una più completa spiegazione del termine, si diceva, la percezione negativa del termine "vinino" resta alta: (43,3%). Ma i positivi sono comunque il 30,9%, e c'è una fetta del 25,8% di indecisi da convincere. La maggioranza non dice no a priori, insomma, se il bicchiere si volesse vederlo mezzo pieno.
A questo punto gli intervistatori, durante il test, si sono scoperti, e hanno spiegato questo agli interrogati: "La definizione 'vinini' è stata coniata di recente per indicare i vini meno impegnativi e di facile bevibilità. Sono vini 'quotidiani', che si possono bere spesso in quanto piacevoli, con gradazione alcolica non eccessiva e prezzi più accessibili. Si contrappongono ai cosiddetti 'vinoni', ovvero a vini piuttosto impegnativi, in quanto più strutturati, corposi e complessi". Domandando se a questo punto, spiegato l'arcano, trovassero il termine vinino adatto o meno alla bisogna. Esito: più o meno adatto per il 51,7%, così così per il 23,7%, più o meno non adatto per il 24,5%. Però con variazioni significative fra chi aveva espresso precedentemente un giudizio positivo o negativo sulla tipologia di vino. Fra i positivi di prima, il 76% è d'accordo sulla bontà della definizione. Ed anche il 37,5% di chi aveva dato un giudizio negativo trova comunque la definzione adatta 37,5%, mentre è incerto il 25,6% (e non è poco, se pensiamo che si tratta di gente che il vinino non lo gradisce da bere) E qui il bicchiere a mio avviso va decisamente verso il mezzo pieno.
Nuova domanda: "Volendo usare la definizione di cui abbiamo parlato finora, Lei personalmente quanto direbbe di gradire i cosiddetti vinini?" Esito: molto e abbastanza 42,7%, così così 25,6%, poco o per niente 31,7%.
Bisogna rifletterci.
Chiudo con l'ultima domanda: in che momenti eventualmente berli, i vinini? A casa, per accompagnare i pasti di ogni giorno per il 34,1%, in compagnia nelle serate con amici per il 21,8%, fuori casa quando si beve l'aperitivo al bar per il 17,1%. Accidenti: ma questo è proprio il posizionamento del vinino!
Adesso, non so più se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto. Ma mi pongo un problema: non è che per verificare se è metà di qui o metà di là si perde di vista il bicchiere nel suo assieme?

venerdì 16 aprile 2010

Il sorriso, il vinino e Vinitaly

Ordunque, s'è parlato a Vinitaly anche del mio "Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere", ovvero dell'Elogio del vinino. E l'occasione è stata offerta da un convegno che Santa Margherita, importante brand del settore vinicolo italiano, m'ha proposto di allestire, come s'usa dire, in sinergia reciproca.
Devo ammettere che la cosa è andata oltre ogni mia aspettativa: aver gente a un convegno a Vinitaly è in genere un'impresa titanica (e anche quest'anno la regola è stata puntualmente rispettata) , ma noi in sala avevamo il tutto esaurito. Mica male davvero.
Le riflessioni che ne sono scaturite sto ancora cercando di metabolizzarle, e dunque tornerò sull'argomento più avanti.
Per il momento, riporto qui di seguito il comunicato stampa diffuso da Santa Margherita.
Eccolo.
"Del concetto della piacevolezza del vino si è discusso nell'ambito del recente Vinitaly, in occasione della degustazione/dibattito "Bere con il sorriso, ovvero elogio della piacevolezza del vino" promosso da Santa Margherita congiuntamente ad Angelo Peretti, giornalista e blogger, che lo scorso ottobre lanciò l'"Elogio del vinino, ovvero Manifesto per la piacevolezza del vino da bere".
In apertura Santa Margherita ha presentato una ricerca realizzata ad hoc da cui risulta un forte interesse degli eno-appasionati per i vini accessibili ed eleganti, che per il loro profilo sensoriale si prestano ad un facile abbinamento con il cibo e quindi ad un consumo anche quotidiano di qualità. Allo stesso tempo la ricerca ha evidenziato che un numero piuttosto ampio di consumatori percepisce il termine "'vinino" come sminuente.
Durante la degustazione, realizzata in modo conviviale con le bottiglie sui tavoli e libertà per i partecipanti di scegliere l'ordine in cui assaggiarli - con l'accompagnamento di prosciutto crudo e di cinque diversi creakers gourmet preparati per l'occasione da ALMA - sono sorti numerosi spunti per definire e valorizzare meglio questa tipologia di vini.
Proprio per questa ricchezza di stimoli si è deciso di far proseguire il dibattito sul web, creando "#vinini" su Twitter, in modo da raccogliere tutte le idee, anche di chi non ha potuto trovare posto in sala. La prima proposta per un nuovo nome viene da Santa Margherita ed è i "Vini del sorriso".
Il web si conferma un'eccellente incubatore ed anticipatore di tendenze, considerando che il tema della bevibilità, accessibilità e semplificazione dell'approccio al vino è stato uno dei leit motiv nelle conversazioni che si sono sentite al Vinitaly 2010.
Santa Margherita si dimostra ancora una volta all'avanguardia nell'utilizzo del web 2.0 come strumento di comunicazione e di dialogo, non solo tra gli esperti ma anche tra semplici appassionati del bere di qualità".

venerdì 19 marzo 2010

Elogio del vinino: il 10 aprile se ne discute a Vinitaly

Opperbacco, adesso rischio che mi dicano che sto esagerando. Ve la ricordate la faccenda dell'Elogio del vinino, ovvero il mio Manifesto per la piacevolezza dei vini da bere? Ebbene, dopo che il vinino ha girato in lungo e in largo sul web, ecco che adesso approda alla maggiore kermesse enologoca nazionale: il Vinitaly. Sissignori, ci sarà un convegno sul vinino. O meglio, più che di un convegno spero si tratti di una conversazione, e tecnicamente sarà infatti una "degustazione-dibattito", ché il vinino non vuole formalismi, ma condivisione gioiosa. Ecco: mi piacerebbe si trattasse soprattutto d'una modalità di compartecipare un'idea. E l'idea è quella, appunto, della piacevolezza dei vini che nascono per essere beatamente, gioiosamente, giocosamente bevuto a tavola, e mica per forza nei convivi formali, ma invece soprattutto nella quotidianità. Con un piatto di pasta, una grigliata di carne, o anche solo un tozzo di pane e una fetta di salame. Vini da compagnia. Vini semplici ma non banali.
Se andate a vedervi le pagine web ufficiali del Vinitaly, leggerete questa presentazione per l'appuntamento in fiera: "Molto probabilmente si dovrà trovare loro un nome più immediato e accattivante, ma i 'vini da bere', che gli appassionati sul web hanno definito 'vinini' per contrapposizione al concetto di 'vinone', sono la più sincera espressione della nostra cultura e tradizione. Il dibattito-degustazione porrà quindi l'attenzione sia sui caratteri che contraddistinguono questa tipologia di vini (l'immediata godibilità, l'attitudine alla convivialità, la vocazione a servire il cibo, il legame col territorio di provenienza, la reperibilità e accessibilità d'acquisto, la sostenibilità dello stile di vita a essi associato) sia sulle corrette modalità di valutazione e di comunicazione. Il tutto presentato in modo informale e leggero, ma non banale: come questi vini, appunto!" E non credo di dover aggiungere altro.
Detto questo, slcune informazioni - come dire - teniche.
La prima: a propormi di realizzare l'evento è stata Santa Margherita, una delle aziende leader del mercato italiano del vino. E ringrazio. E dico anche che mi han fatto l'onore di scrivere che la faccenda è loro e mia, cioè di Santa Margherita SpA e di Angelo Peretti - InternetGourmet.
La seconda: il titolo ufficiale dell'incontro è "Bere col sorriso ovvero Elogio della piacevolezza del vino".
La terza: la data è quella si sabato 10 aprile.
La quarta: si comincia alle ore 11 e si andrà avanti per un paio d'ore, degustazione giocherellona compresa.
La quinta: saremo alla sala A del Palaexpo A2 (al primo piano).
La sesta: insiema me ci saranno Fabio Piccoli, giornalista, e Lorenzo Biscontin, direttore marketing di Santa Margherita.
La settima: la partecipazione è aperta e gratuita, ma bisgna accreditarsi e dunque si prega di farlo scrivendo una mail a gagliardi@gagliardi-partners.it, oppure telefonando al numero 049 657311.
L'ottava: se ci venite, è evidente che ne sarà felice.
La nona: chi volesse rileggersi l'Elogio del vinino, può cliccare qui.
La decima: chi volesse rileggersi gli Appunti per una estetica del vinino, può cliccare qui.
E comunque, lunga vita al vinino.

mercoledì 10 marzo 2010

Corriere Vicentino

Mauro Pasquali, che scrive anche su InternetGourmet, l'ha ripreso, l'Elogio, sul Corriere Vicentino.
Dice Mauro: "Angelo Peretti è un amico oltre che collega e fine conoscitore di vini e oli. A lui il merito, per primo, di aver infranto un tabù: basta con i vinoni muscolosi e concentrati che più che berli, si degustano. A lui il merito di aver redatto il Manifesto del Vinino che sottoscriviamo". E segue, appunto, il testo dell'Elogio.
Ora, ringrazio Mauro, ovviamente, e m'autogratifico con le sue parole.
Dico di più: sta per venir fuori qualcosa d'interessante, a proposito del vinino. Di più non posso dire, per ora. Dico solo che se passerete dalle parti del Vinitaly...

mercoledì 30 dicembre 2009

Enofaber's Blog

Altra citazione del vinino sull'Enofaber's Blog in un post dedicato al Colli Orientali del Friuli Schioppettino 2007 di Dorigo. Dice: "Per mia fortuna, una persona che frequenta abitualmente il Friuli, la scorsa estate mi ha portato una bottiglia di questo Schioppettino 2007 di Dorigo ed è stato uno dei vini che ho bevuto durante il pranzo di Natale. Sicuramente è uno di quei vini che si potrebbe definire vinino: il termine non per è nulla dispregiativo, anzi; la valenza principale che si vuole sottolineare utilizzando questo 'neologismo', coniato da A. Peretti sul suo Internet Gourmet, è quella della piacevolezza e della convivialità, come Jacopo Cossater esemplifica in questo splendido post su Enoiche Illusioni. Infatti questo vino rientra in questa sfera di piacevolezza e apparente semplicità: utilizzo il termine apparenza perché ritengo che questo vino possieda una complessità (soprattutto olfattiva) non indifferente, rendendo l’assaggio molto interessante. Vino da bersi abbastanza giovane, almeno questa è l’idea che mi sono fatto durante l’assaggio". E dopo le note di degustazione conclude dicendo: "Insomma, un gran bel vinino…"

Percorsi di vino

Parla dei vinino Andrea Petrini sul blog Percorsi di vino in un post titolato "Dalla Calabria al Piemonte, un viaggio alla ricerca del buon vino quotidiano". Dice: "Quando sei considerato esperto di vini tutti si aspettano a Natale che tiri fuori bottiglie strabilianti, costosissime, tali da confermare la tua fama da enosborone e da sciupa soldi. Lo ammetto, l’ho fatto gli anni scorsi ma, quest’anno, le cose sono cambiate. Il motivo? Ho ritrovato dopo tanto tempo gli appunti che presi allo scorso Squisito 2009 e mi sono tornate in mente le parole di Luciano Mallozzi, docente AIS di Roma (che ora possiamo vedere anche alla Prova del Cuoco), che in una intervista diceva di essere 'stufo' di bere sempre e solo grandissimi vini. Non si possono sempre stappare bottiglie di grande Solaia, Sassicaia, non possiamo ogni volta cucinare il capriolo perché abbiamo nel bicchiere un Barolo d’annata. Non si può bere sempre al massimo. Queste la parole che mi riecheggiano la vigilia di Natale, ogni tanto bisogna riscoprire anche il vino quotidiano, il vino franco, sincero, quello del focolare familiare e per alcuni il vinino". I suoi "vinini" consigliati? Il Cirò Rosso Classico Superiore 'A Vita di Vigna de Franco e lo Scaparon Bel Beive di Casa Scaparon (una Barbera piemontese).

mercoledì 23 dicembre 2009

Muddy Boots

Terence "Strappo" Hughes è un wine writer newyorkese che conosce piuttosto bene il vino italiano, tant'è che ne fa anche importazione e distribuzione.
Ha un suo wine magazine, Mondosapore, e un blog, Muddy Boots.
Ed è un fan del vinino. Al punto che ne ha parlato proprio su Muddy Boots, gli "Stivaloni infangati", ché il fango sulle scarpe è appannaggio di chi, come diceva Gino Veronelli, cammina le vigne.
Il post s'intitola "In praise of vinino", in lode del vinino. E diffonde presso i lettori a stell'e strisce (ma ho visto che l'ha ripreso perfino un produttore francese) il "verbo", appunto, del "mio" vinino. Il che mi commuove.
Ho provato a tradurre il testo di Terry. Chi non si fida della traduzione (e fa bene...) può sempre leggersi l'originale in inglese.
Ecco qui sotto le (più o meno) sue parole italianizzate.
Qualche mese fa Angelo Peretti, un wine writer della zona di Verona, ha scritto un post nel quale ha lodato le virtù dei "vinini" - piccoli vini - collocandoli in opposizione ai vini grossi, stragonfiati (vinoni) fatti per conquistare consensi della critica e alti punteggi nelle degustazioni.
Per quel che concerne i vinini, Peretti dice chiaramente che non sono vini insignificanti. Quel che vogliono è essere facili da bere, piacevoli da assaggiare, giocosi da dividere con gli amici. Vini del genere sono la "strumentazione" che lubrifica la chiacchiera disimpegnata e i legami sociali; non sono l'argomento principe di conservazione e certamente neppure l'oggetto di prolisse analisi e argomentazioni.
Nel suo un po' pomposo "Elogio del Vinino, o Manifesto per la Piacevolezza dei Vini da Bere", Peretti elenca un chiaro set di contrapposizioni:
- vini facili da bere (più leggeri, meno alcolici, bilanciati) contro i mostri-legnosi super-acolici concentrati in maniera colossale
- vini da da bere contro vini da assaggiare
- vini da condividere e godere con gli amici contro quelli da analizzare criticamente
- vini fatti secondo il gusto personale del singolo produttore (quello legato al proprio territorio e alle sue tradizioni) contro quelli fatti secondo l'idea internazionale di cosa sia un buon vino
- vini che sono quel che sono - nervosi, perfino imperfetti - contro quelli fatti secondo una precisa formula, mirando alla perfezione tecnica
Be', avete capito. Si tratta di un'elegante presentazione dell'attuale disaffezione con l'odierna cultura del vino e la sua ossessione del "più" e del "meglio" così come li hanno definiti una schiera di degustatori le cui degustazioni si stanno facendo esangui.
Quel che mi piace dell'approccio di Angelo è che non predica un qualche ideale di vino "naturale" o biodinamico, che mi desta qualche sospetto perché sta diventando una specie di ortodossia non meno rigida e concettualmente sbagliata della mania "internazionale", in opposizione alla quale è fiorita. Peraltro, questo implica credere il produttore sulla parola, il che, francamente, non è mai la cosa migliore da fare. (Scusate, ragazzi, lo so. Anche voi dovete vivere).
Niente di tutto questo per Angelo. Lui centra l'argomentazione sull'esperienza del piacere (l'edonismo!) nel contesto della convivialità. Questo ha profonde risonanze nella nostra cultura - i simposi dell'antica Atene, l'utilizzo rituale del vino nel Cristianesimo e nella religione ebraica, i canti bacchici e goliardici degli studenti medievali, gli Sherry parties delle nostre bisnonne, i pranzi della domenica in Italia, in Francia, in Spagne, ecc. ecc.
Va bene, ce n'è abbastanza.
Cosa ci beviamo con i nostri "amici" stasera?
Quali sono i vostri suggerimenti per dei deliziosi, bevibilissimi vini?
Questo per me funziona: Sannio Piedirosso Mustilli.